Home Cado in piedi "Le gemelline svizzere" del 31 Marzo 2011 di Luca Steffenoni
"Le gemelline svizzere" del 31 Marzo 2011 di Luca Steffenoni PDF Print E-mail

Le gemelline Schepp e il gesto di un padre

Nella sua lucida follia Matthias Shepp ha spiegato tutto e sarebbe un grave errore non ascoltare l’urlo di disperazione che proviene dal suicida

La cronaca nera divora in fretta i suoi martiri. Non si fa in tempo ad interrogarsi ed indignarsi su un caso che già un nuovo evento richiama l'attenzione del pubblico. Sbiadiscono sui giornali le foto delle gemelline italo-svizzere che tanto hanno commosso i lettori, mentre si cerca di dare ancora un volto al misterioso omicida di Yara e si ascolta distrattamente l'ennesima verità di casa Misseri.
Un grand guignol nel quale si fa fatica a riflettere sul significato di avvenimenti che portano impressa una data di scadenza assai ravvicinata. Pur rischiando di apparire anacronistico vorrei riproporre un caso troppo presto archiviato nella categoria della follia e del raptus inspiegabile: la scomparsa di Livia e Alessia.

C'è una probabilità di trovarle in vita, magari affidate alla famosa donna bionda della quale qualche testimone ha parlato? Per quanto possa essere triste, mi sentirei di limitare fortemente le speranze. Il percorso mentale del padre Matthias Schepp, porta ad escludere un tardivo ripensamento rispetto al piano ampiamente documentato nelle lettere spedite alla moglie. Gli inquirenti le stanno ancora cercando e c'è una possibilità di trovarne almeno i corpi? Al momento le ricerche sono sospese in attesa di avere qualche dato proveniente dall'analisi tecnica sulla memoria contenuta nel navigatore di Shepp, inviato alla ditta costruttrice per un auspicabile ripristino dei dati. Sarà comunque difficilissimo ripercorrere ogni tappa, su un territorio ampio e selvaggio come la Corsica.

Mettendo per un attimo da parte l'orrore è necessario tentare almeno di capire il perchè di certe tragedie nelle quali risulta sempre più evidente come l'aspetto repressivo (se non altro perchè è difficile prendersela con un defunto) da solo non basti ad arginare le violenze intrafamiliari.
Di scarsa utilità è anche il tentativo di utilizzare queste sciagure a beneficio della lotta di genere che un po' tardivamente si sta inscenando nella società italiana. In un drammatico panorama nel quale le violenze sono in realtà bipartisan, vale la pena ricordare che pochi mesi prima una madre, Vanessa Lo Porto, aveva annegato i due figlioletti Andrea e Rosario nel mare di Gela e che l'infanticidio materno è scomparso solo dalle pagine dei giornali, ma non dalle cronache giudiziarie. Purtroppo la realtà è molto più complessa di ciò che gli slogan semplicistici e spesso utilitaristici vorrebbero far apparire.

Nella sua lucida follia Matthias Shepp ha spiegato tutto e sarebbe un grave errore non ascoltare l'urlo di disperazione che proviene dal suicida.
Nelle sue lettere parla chiaramente di uno stato di grave depressione, causato dall'allontanamento dalle figlie.
«Volevo solo stare con le mie bambine, ma tu mi hai messo davanti un muro di avvocati» rinfaccia alla moglie. Lungi da me giustificare qualsiasi aspetto di questa follia, solo lanciare l'ennesimo grido d'allarme, che peraltro resterà inascoltato.
Vista dal mio osservatorio professionale la crisi della coppia è una polveriera nella quale sempre più spesso sono la Legge e lo Stato a fare da detonatori. Sempre più il sistema di assistenza sociale e di tutela giuridica, anziché aiutare i coniugi a trovare una forma di rispetto reciproco, entra a gamba tesa facendo danni immensi soprattutto a coloro che vorrebbe tutelare, ovvero i minori.
Solo per aver contribuito a sollevare la questione delle accuse strumentali mosse reciprocamente dai coniugi, ricevo centinaia di mail da parte di persone distrutte che cercano la mia solidarietà. La mia pagina di Facebook è diventata una Santa Barbara di disperazione nella quale chi mi scrive pone l'odio per l'ex partner in secondo piano rispetto alla rabbia verso un sistema giustizia che ha perso il suo obiettivo primario. E sono molti, uomini e donne, che mi hanno confessato di capire il tragico gesto di Matthias.
L'humus sul quale attecchiscono questi episodi violenti è fatto di elementi molto concreti. E' costituito dalla negazione della bigenitorialità, sempre sbandierata e mai tutelata. Si nutre di quella cifra indegna di un paese civile, di 35.000 bambini sottratti alle famiglie da assistenti sociali e tribunali dei minori, spessissimo per circostanze risibili, che alimentano un vero e proprio business sulla pelle dei bambini, anziché mirare all'aiuto concreto e al controllo all'interno della famiglia disagiata. Si alimenta grazie alla non applicazione dell'affido condiviso tra i coniugi, che pure è un diritto sancito dalla legge. Si macera nella finta guerra alla pedofilia nella quale l'80% dei processi riguarda accuse strumentali utilizzate nei conflitti familiari, anziché vere indagini e prove concrete volte ad eliminare questa terribile piaga. Se non comprendiamo tutto ciò e non mettiamo mano ad una vera riforma volta a smantellare il lobbysmo di avvocati conflittualisti più che matrimonialisti, di associazioni private dai bilanci fumosi, di psicologi volti ad alimentare il disagio più che a curarlo, di case d'accoglienza senza alcun controllo pubblico, di giudici dei minori arroccati nella difesa dei propri privilegi, di pseudo-professionalità inventate sul momento che ruotano come avvoltoi sulla famiglia in crisi, temo che dovremo piangere ancora molti lutti.