Home Cado in piedi "Melania Rea. Soluzione vicina?" del 15 maggio 2011 di Luca Steffenoni
"Melania Rea. Soluzione vicina?" del 15 maggio 2011 di Luca Steffenoni

MELANIA REA. Soluzione vicina?

Mestiere difficile quello del criminologo, in un paese che si divide su qualsiasi tema.
Complicato mantenere lucidità e freddezza quando si è tirati per la giacchetta in un derby infinito di innocentisti e colpevolisti ogni qualvolta viene richiesto il nostro parere. Dopo un anno di fatiche per partorire Nera. Come la cronaca cambia i delitti, un libro che racconta come nascono, si alimentano e si deformano gli episodi criminosi, già dovrei aggiornarlo con le novità che stanno emergendo dal caso Melania Rea.
 
La cronaca nera si è fatta rapace, aggressiva, veloce. Vuole certezze immediate laddove il nostro lavoro esige tempi lunghi e riscontri complessi. Non bastassero gli errori degli inquirenti, il pressapochismo, l’eccessiva fiducia nella tecnologia e i problemi mediatici, ci si mette anche il pubblico che si divide equamente tra chi ci accusa di eccessivo garantismo, chi di livore giustizialista e chi semplicemente pensa che gli esperti dovrebbero stare zitti e lasciare lavorare i magistrati. Ci si dimentica che un criminologo, se fa bene il proprio lavoro (e ognuno faccia le sue considerazioni al riguardo), svolge una funzione di garanzia civile oltre che di ausilio per gli inquirenti. Io almeno la vedo così.
 
Ma torniamo al caso Rea. Non si mette la croce addosso a nessuno nel constatare che la versione offerta dal marito di Melania, Salvatore Parolisi, presenta buchi, omissioni e incongruenze.
E’ appurato che per recarsi in bagno Melania aveva a disposizione due percorsi uno di circa tre minuti e uno di dieci. Anche avesse scelto quello più lungo, sarebbe ben lontana dai tempi indicati dal marito che pure conosce molto bene i luoghi. Perché nel racconto ai magistrati ha dilatato i tempi?
Possibile che dopo un’ora d’assenza non si sia ancora allarmato e non abbia sospettato un malore?
I tempi dell’assenza vengono giustificati con l’eventuale attesa di un caffè che Melania avrebbe ordinato al ristorante nel quale non entrerà mai e avrebbe dovuto portare al marito. Come poteva pagare il caffè se secondo il suo racconto, la moglie non aveva con sé la borsa e il portafoglio (che verrà ritrovata a casa)?
La soluzione del caso passa per questi interrogativi.
 
Ci sono poi le discrepanze tra le dichiarazioni di Salvatore e quelle dell’amico Raffaele Paciolla.
Il marito di Melania, come è noto dichiara di essere a conoscenza di particolari circa il cadavere della moglie (senza averlo visto di persona) in quanto l’amico presente al ritrovamento  gli avrebbe inviato le foto fatte con il telefonino, foto che successivamente avrebbe cancellato. Raffaele Paciolla smentisce di aver mai fatto fotografie sul luogo, circostanza che a chi ha un pò di dimestichezza con i sopralluoghi giudiziari, sembra più che probabile.
Posto che la messa in atto di un depistaggio (le ferite inferte in tempi differenziati, la siringa sul seno, le incisioni da arma da taglio) appare fin troppo evidenti, e che nessun testimone ha visto Melania in compagnia del marito risulta grave che il sottoufficiale non sia stato posto in stato di osservazione subito dopo la denuncia della scomparsa della moglie.
 
Di fatto non sappiamo nemmeno se è vera la prima versione di Raffele Paciolla, che in un primo tempo afferma che Salvatore ha dormito nella sua abitazione la notte del 18 aprile (giorno della scomparsa) e si sarebbe assentato senza dare spiegazioni la mattina del 19 per circa due ore, o se è vera quella fornita in un secondo tempo che sposta l’ospitalità al 20 aprile notte e rende dunque ininfluente l’assenza del marito di Melania.
Oggi avremo i risultati di una seconda autopsia che chiarirà meglio la dinamica delle ferite da taglio, ma soprattutto siamo in attesa dei rilievi tecnici sui telefonini coinvolti dalla vicenda.
La sensazione è che, salvo macroscopici errori degli inquirenti, la soluzione sia vicina.
 
Più vicina al bosco di Ripe di Civitella che ai giardinetti di Colle San Marco.