Home Cado in piedi "Sarah Scazzi: L'arresto della zia." del 27 maggio 2011 di Luca Steffenoni
"Sarah Scazzi: L'arresto della zia." del 27 maggio 2011 di Luca Steffenoni

Sarah Scazzi: L’arresto della zia non è tardivo

di Luca Steffenoni

 

«Giustizia umana inadempiente, credo in quella divina» dice ai microfoni Concetta, mamma della povera Sarah Scazzi, all’indomani dell’arresto della sorella Cosima Serrano tradotta in carcere con la terribile accusa di aver concorso nell’omicidio della nipote e di averne favorito l’occultamento del cadavere.

Comprensibilmente mamma Concetta prosegue dunque nella lettura degli eventi facendosi guidare dalla  sua forte religiosità. Non si può discutere e tanto meno polemizzare con le reazioni  emotive ad una vicenda tanto assurda e dolorosa, ma la signora sbaglia. La giustizia umana sta facendo il suo corso e lo sta facendo, per una volta lo possiamo dire, ottimamente.

Un omicidio intrafamiliare dalle dinamiche così complesse, nel quale omertà, patologie psichiche, menzogne, senso del clan, occultamenti e depistaggi hanno giocato un ruolo importante, necessitava di riscontri ancora più precisi del solito.
Alle intuizioni degli inquirenti andava allegato un quadro probatorio di difficile composizione, nel quale la figura del presunto colpevole Michele Misseri si è via via sbiadita in favore delle responsabilità materiali della figlia Sabrina e della direzione occulta della “sfinge” Cosima che tutto sa e nulla dice.

L’ordinanza del Gip Martino Rosati poggia soprattutto sui riscontri tecnici del telefonino della donna, vero bracciale elettronico di ogni nostro movimento, che indicano lo spostamento di Cosima anche all’interno delle mura domestiche.

Un quadro realistico di tutte le prove definisce l’omicidio forse non premeditato, frutto delle gelosie di Sabrina ed avvenuto in seguito ad un’esplosione di collera verso la bella cugina. Identifica una zia che con tutta probabilità partecipa attivamente al “processo” a Sarah ed un utile idiota che deve addossarsi ogni responsabilità nel tentativo di salvare moglie e figlia. Ogni tassello sta andando al proprio posto.

A nove mesi dal delitto, può sembrare tardivo l’intervento della Procura di Taranto. In realtà i riscontri sulle famose celle d’utenza telefonica sono particolarmente lunghi e complessi. Il malcontento del pubblico per presunti ritardi risente dalla visione deterministica e un po’ giustizialista che sta impregnando la cronaca nera. Come si trattasse di in una puntata di Criminal minds il pubblico si aspetta ormai la soluzione dei gialli con tempistiche televisive, dimenticando che se ad ogni omicidio corrispondesse la certezza dell’arresto immediato del colpevole, nessuno sarebbe così folle dal compierlo.

Come sa chi ha la pazienza di seguirmi, ultimamente sono appassionato al tema della discrepanza tra realtà del delitto e sua rappresentazione mediatica. Posizionandomi a metà strada tra chi indaga sui delitti e chi li tramanda ai posteri, tra chi fa criminologia e chi fa informazione, mi sento in ottima posizione per notare quanto la forbice tra immaginario dei telespettatori e banale attività di ricerca dei colpevoli, si stia ampliando. Il caso Scazzi, malgrado le migliaia di ore di approfondimenti tv, ha allontanato maggiormente questi due piani.
Mai si era vista una distanza così elevata tra un’ottima indagine, sfuggita alla facile suggestione del mostro ed una pessima informazione che ha prodotto un immenso reality show con al centro la casa di Avetrana. Anche su questo bisognerebbe riflettere.

cadoinpiedi.it: Sarah Scazzi