Home Cado in piedi "Melania Rea. L'inchiesta verso il game over" del 18 luglio 2011 di Luca Steffenoni
"Melania Rea. L'inchiesta verso il game over" del 18 luglio 2011 di Luca Steffenoni

Melania Rea: l'inchiesta vicino al game over

di Luca Steffenoni
La Procura ha chiesto l'arresto di Parolisi, vedovo, non si quanto inconsolabile, della vittima


Siamo giunti al game over dell'inchiesta Melania Rea, la ventinovenne di Somma vesuviana scomparsa ad Ascoli Piceno il 18 aprile e ritrovata due giorni dopo uccisa a coltellate nel Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella?

 

Così parrebbe, o almeno così ritiene la procura di Ascoli che, forte delle conclusioni dell'anatomo patologo incaricato dell'autopsia, ha chiesto al gip l'autorizzazione all'arresto di Salvatore Parolisi, vedovo, non si sa quanto inconsolabile, della donna.

 

Se il gip Carlo Calvaresi, finora molto cauto, riconoscerà che la richiesta abbia un fondamento, si concluderà presto una fase del giallo e se ne aprirà immediatamente un'altra, quella in cui difesa e pubblica accusa si scontreranno senza esclusione di colpi, come sempre avviene nei processi indiziari all'italiana.

 

Nel frattempo sia i tecnici del delitto come il sottoscritto sia coloro che sono toccati direttamente dalla vicenda, cercheranno di chiarirsi le idee posizionandosi nelle rispettive trincee dell'eterno derby tra innocentisti e colpevolisti.

A fronte del mio disamore per quei processi nei quali fa fatica ad emergere una prova chiara e definita già immagino che questo sarà uno di quei casi giudiziari nei quali dna, celle telefoniche e sim la faranno da padroni lasciando spiacevoli punti interrogativi su tutta la vicenda.

 

Il militare, attraente addestratore di nuove reclute, è perfetto per quel ruolo da imputato mediatico sul quale simpatie e antipatie, sessismo, spirito di corpo e solidarietà tra uomini e donne in divisa, omertà, machismo nonchè l'ormai onnipresente processo televisivo, creeranno un mix mefitico nel quale tutto si appannerà. Se processo sarà, assisteremo a quell'iter giudiziario nel quale si procede più per esclusione di piste alternative che per affermazione di prove schiaccianti.

 

Una situazione che ai più anziani ricorderà discussi uxoricidi del passato quali il delitto Fenaroli del 1958 o quello Nigrisoli del 1963.

Quello che è certo è che Parolisi ha omesso, mentito e depistato in ogni sua dichiarazione dall'indomani della "scomparsa" della moglie.

La sua ricostruzione fa acqua da tutte le parti. L'immagine della coppia affiatata viene demolita dalle ripetute vicende di adulterio che via via emergono e che lui ammette sempre in ritardo tra mille reticenze. Ha un telefonino ad uso amante la cui sim viene distrutta il giorno stesso, si preoccupa di cancellare immediatamente la pagina Facebook contenente i messaggi privati che chiarirebbero i contenuti delle relazioni extra coniugali. Mente su quel trolley nero visto da una vicina sul sedile posteriore della sua macchina che a tutto fa pensare tranne che ad un pomeriggio ai giardini pubblici.

Nasconde la titolarità dell'affitto di un appartamentino forse utilizzato come pied a terre. D'accordo che se tutti gli adulteri fossero indagati per omicidio le carceri sarebbero piene, tuttavia in un quadro come quello del delitto di Ascoli, le liaisons dangereuses del caporal maggiore contengono dati che vanno valutati con attenzione.

 

Nemmeno si può soprassedere sulla scarsa credibilità della ricostruzione di Parolisi circa il famoso pomeriggio al parco di Colle San Marco con quella lunga assenza di 55 minuti, con la mancanza assoluta di testimoni, con la non registrazione nel telefonino di Melania di quello spostamento, con la scelta di un percorso assurdo per recarsi in bagno rispetto a quello che la logica e la toponomastica dei luoghi avrebbero suggerito. Urgenza urinaria che, guarda caso, torna nella ricostruzione del medico legale che attesta che Melania fu aggredita con i pantaloni abbassati mentre era intenta a far pipì.

Parolisi incespica poi su molti particolari che hanno la loro importanza: dalla moglie che avrebbe dovuto portargli il caffè ma non aveva con sé il portafoglio, alla mancanza della borsa con l'occorrente per cambiare la figlia di 18 mesi.

I buchi nella ricostruzione non finiscono qui. Ne abbiamo già parlato in un precedente articolo: Parolisi non è ancora riuscito a spiegare cosa abbia fatto all'alba del 20 aprile poche ore prima del ritrovamento della moglie allorché è uscito da casa dell'amico Paciolla che lo ospitava. Quel buco temporale, visto i depistaggi messi in atto sul corpo della donna in un momento successivo all'omicidio e appurato che il telefonino del caporal maggiore ha registrato un contatto con l'area del ritrovamento, diventa assai importante.

Per finire, non si è ancora chiarito come Parolisi potesse conoscere particolari sulla posizione del corpo della moglie visto che non era presente al ritrovamento e l'ha potuta riconoscere solo ore dopo nell'obitorio di Ascoli.

La difesa, da parte sua, balbetta un po' e si affida come unica arma a quel dna femminile trovato all'interno dell'anello di fidanzamento sfilato all'anulare della vittima. Dimenticando o fingendo di non sapere che il dna è quanto di più trasportabile ci sia e si presta ottimamente a depistaggi successivi. Basta la sigaretta di un estraneo raccolta da terra e strofinata sulla parte interessata e il gioco è fatto. Gli avvocati dovranno fare di meglio per smontare la tesi accusatoria accettando di scavare a fondo nella personalità dell'accusato e nella sua disinvolta vita privata.

 

E il movente? La pubblica accusa propenderà certamente col riconoscere al Parolisi una personalità narcisistica per la quale l'onore, la carriera e il ruolo assunto nella caserma, sono beni preziosi che non possono essere posti a rischio da una moglie che avrebbe scoperto i ripetuti tradimenti avvenuti con le avvenenti reclute.

La difesa avrà il suo bel da fare per offrire uno scenario alternativo e sufficientemente suggestivo per convincere i giudici.

 

www.cadoinpiedi.it/2011/07/18/melania_rea_linchiesta_vicina_al_game_over.html