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"Lo strano destino della cronaca nera" del 20 gennaio 2012 di Luca Steffenoni

Lo strano destino della cronaca nera

di Luca Steffenoni

Sommerse dall’acqua che inonda la stiva della Concordia Costa, respinte in ultima pagina dalle domande ansiose sulle sorti dell’euro e sull’andamento dello spread, sbeffeggiate perfino dai taxisti che, sai che novità, difendono con le unghie i loro privilegi, le notizie di cronaca nera scivolano inesorabilmente nella graduatoria degli interessi italici.

Eppure, ricordo molto bene, che fino a qualche mese fa le sorti della nazione sembravano riposte in un, fino ad allora sconosciuto, paesino di nome Avetrana. Non mi sembra di aver sognato leggendo di tanti cittadini che faticavano a prendere sonno ossessionati dal dilemma su chi avesse ucciso la povera Sarah. La lacrimevole tv pomeridiana e serale riportava ogni giorno nelle case degli italiani continue e forse ossessive domande di giustizia. La fine di Yara Gambirasio, la ragazzina trovata morta a Brembate gettava nello sconforto tutti coloro che non trovavano sui giornali il nome di un assassino da maledire.

C’era perfino chi voleva scendere in piazza per ripristinare la verità, a loro dire sbeffeggiata dai giudici, sul delitto di Perugia e chi avrebbe linciato il biondino dallo sguardo beffardo ritenuto, senza se e senza ma, l’assassino di Chiara Poggi. Per non parlare delle infinite ricostruzioni che fanno di ogni italiano, prima che un ct della nazionale di calcio, un esperto anatomopatologo, volte a stabilire la colpevolezza o meno di Parolisi. Un giornalista mi disse perfino che Melania Rea era “la fidanzata d’Italia” e come tale andava fatta immediatamente giustizia sulla sua morte.

Quando poi il processo per i misteri di casa Misseri è realmente iniziato e si è cominciato a parlare di fatti e non di sole illazioni, l’interesse del popolo che “deve sapere” ogni dettaglio di ciò che è accaduto, misteriosamente è scomparso.

Mia nonna diceva “una volta il valzer andava via come il pane e adesso non se lo fila più nessuno”.

Qualcuno può pensare che me ne dispiaccia e che, come addetto ai lavori, mi manchi la visibilità che questi casi inevitabilmente offrono. Non è così, anzi se devo dirla tutta, sono ben contento di avere più tempo da dedicare ai miei studi, ai miei libri e alle mie occupazioni quotidiane.

Sarebbe perfino positivo per la crescita culturale del Paese se questo accantonamento fosse reale ed indicasse la saturazione del pubblico al troppo sangue che inonda i tinelli di casa.

Purtroppo non è così e la volubilità del telespettatore non sembra il prologo di tempi migliori.

Ancora una volta è l’emotività indotta a giocare un ruolo decisivo ogni volta che si parla di cronaca nera.

Ho chiamato questo fenomeno ansiocrazia, ovvero un modello di consenso basato sul generare continue ansie nel cittadino. E’ un arma formidabile, che serve non solo a distogliere l’interesse da altri fatti, ma anche a renderlo docile, perchè chi ha costante paura è remissivo e disposto ad accettare sempre più limitazioni della propria libertà personale. Ma l’ansia va continuamente alimentata. Dalle psicosi alimentari (mucca pazza, peste aviaria, febbre suina e chi più ne ha più ne metta) bisogna passare a quella salutistica, da quella sulla sicurezza del cittadino a quella economica. Per poi ricominciare il giro.

www.cadoinpiedi.it/2012/01/30/lo_strano_destino_della_cronaca_nera.html