Home Cado in piedi La scuola degli orchi del 29 maggio 2012 di Luca Steffenoni
La scuola degli orchi del 29 maggio 2012 di Luca Steffenoni

La scuola degli orchi  di Luca Steffenoni


«Assoluzione totale!!! Grazie Luca per aver contribuito con il tuo Presunto colpevole a questa vittoria della giustizia!». L’sms trilla nella mia tasca contemporaneamente al boato che si leva nel tribunale di Tivoli. La Corte ha finalmente detto basta allo scempio di risorse, di decenza e di diritti civili che hanno caratterizzato l’assurda vicenda dell’asilo Olga Rovere. Gli abusi ovviamente non ci sono mai stati.

 

Poi il telefono ha iniziato a squillare: giornalisti, amici, colleghi, persone che hanno provato sulla loro pelle cosa significhi essere additati come mostri, uomini e donne che si sono riconosciute nelle storie raccontate nel mio libro. E allora ho spento. Per lasciare il silenzio al posto delle ovazioni, per gustare il sapore amaro di questa pseudo vittoria, per ragionare un po’ su quanto accaduto in questi anni sul fronte dei falsi abusi, ovvero delle innumerevoli psicosi alimentate a forza da chi ha interessi economici ed ideologici per ingannare noi genitori e noi cittadini. Tutto tranne l’interesse alla sacrosanta battaglia per eliminare gli abusi sessuali dalla vita dei bambini.

 

Un’altra assoluzione dopo tante sofferenze dei presunti colpevoli.  Come alla scuola materna Abba di Brescia, come alla scuola Sorelli, alla Carboni, alla San Filippo Neri sempre di Brescia, come all’asilo di Mombercelli in provincia di Asti, come all’asilo di Ponton in provincia di Verona, in quello di Bari, nella scuola in val Seriana, nella media Edmondo De Amicis di Luserna San Giovanni, come in quella di Zocca, o come nella folle caccia alle streghe  condita da riti satanici degni di un film di Totò e snuff movie immaginari, di Massa Finalese. E la lista potrebbe continuare.

Vittoria? Boh, è la tristezza a prevalere.

 

Mi si dirà che la pedofilia esiste e va combattuta. Pazienza se qualche innocente ci va di mezzo, se qualcuno è morto d’infarto, se qualcuno si è suicidato, se tutti hanno perso il lavoro, se i bambini sballottati tra psicologi abusologi e genitori a caccia di risarcimenti porteranno i segni di queste storie. Pazienza se le associazioni anti abuso avranno riempito i forzieri di dubbi e incontrollati finanziamenti. La guerra santa deve continuare.

 

Giusto. Ma con che mezzi? Vogliamo veramente che il settore degli abusi ai minori sfugga ad ogni logica probatoria e sia gettata in pasto alla, pur comprensibile, emotività popolare? Vogliamo che si costruiscano carriere di falsi esperti psico-qualsiasi cosa, ai quali la condanna di un vero pedofilo non interessa nulla?

Per evitare Rignano Flaminio e tutte le incredibili vicende simili, sarebbe bastata una semplice telecamera. Una fottutissima telecamera da cinquanta euro. E un giudice che anziché alimentare la lobby anti-abuso, avesse avuto l’interesse a fare una vera indagine. Come si fa per qualsiasi reato.

Vittoria? In un Paese nel quale il garantismo è considerato una malattia venerea?

 

Forse per una volta è meglio tacere e ascoltare Gianfranco Scancarello, l’uomo che per anni è stato additato come il mostro di Rignano:

«Quello che è successo a me, può capitare a tutti. Una mattina qualcuno si alza, ti dà del pedofilo, e senza che vengano fatte verifiche preliminari, in modo tale da avere dei dati oggettivi, sui quali spedirti in galera.... Questo che è capitato a me, può capitare a tutti. E io credo che la garanzia di un paese civile sia tutta qua: nella certezza, sì, delle pene di cui tanto si sente parlare in questi giorni, ma anche nella certezza del diritto. Nel dovere dell'obiettività della magistratura, prima che compia qualsiasi gesto. Perchè altrimenti, se saltano queste regole, è saltato tutto. Noi non siamo più sessanta milioni d’italiani, cittadini di una repubblica, ma siamo sessanta milioni di sudditi. Che è ben diverso».

 http://www.cadoinpiedi.it/2012/05/29/la_scuola_degli_orchi.html