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Yara Gambirasio: un vicolo cieco. del 4 ottobre 2012 di Luca Steffenoni

Yara Gambirasio: un vicolo cieco       di Luca Steffenoni

 

Dall’inchiesta per l’assassinio di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate di Sopra uccisa un anno e dieci mesi fa, continuano ad emergere le più fantasiose piste. La ricerca del colpevole si sta concretizzando in quello che in ogni romanzo noir si definirebbe “un vicolo cieco”.

 

L’ultima arditissima supposizione degli inquirenti è che il dna dei figli di un uomo morto a Gorno nel 1999, possa portare alla compatibilità con quello che è stato prelevato dagli indumenti della povera quattordicenne. Peccato che l’uomo in questione, le cui tracce biologiche sono state isolate dalla saliva utilizzata a suo tempo per incollare la marca da bollo sulla patente (che tra l’altro potrebbe benissimo essere stata applicata da terzi) abbia due figli il cui dna invece non collima affatto con quello in mano agli inquirenti.

A questo punto i sorprendenti genetisti pensano che, non potendo essere la scienza a sbagliare, siano i figli ad essere sbagliati. L’uomo, secondo la suggestiva ipotesi, deve avere dei figli illegittimi adottati da chissà chi, sparsi per il mondo, ma presenti sul luogo dell’assassinio.

Tutto ciò in teoria, perchè nella realtà gli stessi consulenti non sono nemmeno tanto sicuri di aver prelevato correttamente il dna sul corpo di Yara e dunque, a pochi mesi dalla tumulazione, ci stanno già ripensando e chiedono sommessamente se non si possa riesumare il corpo e verificare un po’ meglio.

 

Dopo migliaia di campioni di dna controllati, dopo centinaia di migliaia d’analisi incrociate sui dati telefonici (che tra l’altro hanno portato la polizia in casa di un’ignara donna del Salentino, la quale ha avuto le sue belle difficoltà a spiegare che né lei né il suo telefonino erano mai stati nella bergamasca e fosse più probabile che i grandi esperti di tabulati avessero preso una cantonata), dopo il fermo di un uomo risultato del tutto estraneo, dopo le intercettazioni telefoniche tradotte erroneamente, stiamo andando velocemente verso il ridicolo.

Nella zona è stata effettuata una campionatura di massa, della cui liceità tra l’altro ho molti dubbi e molte paure, senza alcun risultato apprezzabile.

 

Ovviamente potrei essere smentito e presto potremmo assistere ad una bella conferenza stampa nella quale magistrati e polizia danno un nome all’opinione pubblica. Ma dopo? Con un percorso così accidentato siamo sicuri che si potrebbe andare ad un processo scevro da ogni dubbio?

 

La verità è che questa indagine è partita tardi e male, con il sostituto procuratore che, al momento della scomparsa, se ne stava in vacanza e non ha ritenuto di dover affrettare il rientro per coordinare meglio le ricerche, ed è proseguita peggio. Una delle più costose indagini mai effettuata (e sarebbe ora che si iniziasse a riflettere su queste preziose “consulenze” spesso affidate all’esterno), è stata condotta solo con in ossequio al totem del dna.

 

Da anni sostengo che l’iperscientificizzazione della criminologia, l’utilizzo esasperato della tecnologia, unita alla visione di troppe puntate di Csi, stanno producendo disastri. Le (poche) indagini condotte con successo, quali quella sulla morte dei coniugi Burgato a Lignano Sabbiadoro, utilizzano sì la scienza, ma unita ad una grande conoscenza del territorio, ad un intuito investigativo, ad un ragionamento logico e deduttivo che non possiamo delegare ad un computer o a delle provette.

 

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