Home Rassegna stampa Da Blog di Grillo del 14 maggio 2013. Intervista su Melania Rea. L'assassino alle spalle.
Da Blog di Grillo del 14 maggio 2013. Intervista su Melania Rea. L'assassino alle spalle.

Blog di Grillo

Beppe Grillo arriva nelle Marche e sul suo blog appare  un articolo su Melania Rea. È accaduto ieri, quando il comico è andato ad Ancona per sostenere il suo canidato al Comune.

Non un'insolita puntata nelle acque della cronaca nera, ma un'analisi articolata sul tema in voga del 'femminicidio', corredata da un'intervista a Luca Steffenoni, autore del libro 'Melania Rea: l'assassino alle spalle'. 

«Nel 2012 - scrive Grillo - sono state 124 le donne uccise in Italia. 47, invece, sono sopravvissute ad aggressioni da parte dei partner. Il 60% dei delitti è avvenuto nel contesto di una relazione intima tra vittima e carnefice. Gli omicidi si consumano prevalentemente fra le mura domestiche (nel 63% dei casi) e a volte soccombono anche i figli della coppia. Il reato di stalking va punito più severamente. Le donne vanno tutelate. Oggi non è così». Fin qui i numeri che accompagnano tante pagine di cronaca nelle ultime settimane. Insolito - o forse no - per Beppe Grillo cavalcare un'argomento tanto caldo sulla stampa di cui lui e i suoi tanto si lamentano. 

Poi arriva «l'intervista» (in realtà, un lungo monologo) a Steffenoni, che, a modo suo, ricostruisce alcune fasi del caso di Melania Rea.Un omicidio dall'impatto mediatico incredibile, con il tribunale di Ascoli preso d'assalto da telecamere e cronisti di ogni sorta, in un intreccio di relazioni pericolose e la caserma dell'esercito sullo sfondo, tra indagini della procura militare su quanto accadeva al suo interno e un diffuso senso di mistero indicibile che continua ad aleggiare.

Luca Steffenoni, comunque, è un criminologo, già redattore della rivista Delitti & Misteri, oltre che presidente della società di counseling Psicologia & Benessere. Scrittore, i suoi libri si chiamano Cronache Vere, Presunto Colpevole, Nera e Melania Rea: l'assassino alle spalle. Il suo intervento sul blog di Grillo è apparso in quanto Steffanoni collabora con il portale Cado in Piedi, di proprietà della Casaleggio & Associati. 

«La ricostruzione dei fatti che è stata data in primo grado è, senza dubbio, molto discussa - scrive Steffenoni -. Se consideriamo le prove come i pezzi di un puzzle da comporre, poi bisogna vedere se il risultato finale della ricostruzione del lavoro ci soddisfa. Ci sono molti buchi neri nell’inchiesta, molte tessere mancanti, a partire dal riferimento al famoso trolley che è stato visto nella Scénic nera di Parolisi, ma mai ritrovato: sarebbe un elemento molto importante, perché se contenesse macchie di sangue renderebbe possibile la ricostruzione dinamica che propongo io. Sono scomparse tre macchie di sangue all’interno della macchina, sul montante del passeggero, che sono state presumibilmente lavate: anche questo elemento sarebbe molto significativo, perché potrebbe corrispondere a una modalità lesiva, a una litigio in macchina, che cambierebbe un po’ lo scenario». In verità, la vicenda delle macchie uscì fuori già nel luglio del 2011, con Parolisi in versione smacchiatore che pulì tutto. Gli investigatori misero a margine questo ipotetico indizio, anche perché un omicidio a coltellate non si risolve con appena tre macchie, soprattutto se trovi un cadavere nel bosco. Altro discorso riguarda la sentenza del gup di Teramo, Marina Tommolini, che ricostruisce la storia del delitto di Melania in maniera inedita, arrivando a ipotizzare che Salvatore abbia ucciso perché sua moglie aveva rifiutato di consumare un rapporto sessuale con lui nel bosco. Particolare desunto dalle mutandine abbassate di Melania, che avrebbe acceso i desideri di suo marito mentre faceva pipì dietro il chiosco al centro del bosco. Parole contestatissime dalla difesa, che annuncia battaglia serrata in Appello. 

«Quando i casi diventano mediatici - prosegue Steffenoni -, sono ridondanti di testimonianze non sempre precise, di elementi, di false piste. Io ho voluto pulire tutto, ritornare alle 15,40 del 18 aprile 2011 quando Parolisi arriva al bar Segade (Segà, ndr) di Colle San Marco e fornisce la sua prima versione, nella quale sostiene che sua moglie è stata rapita. Da lì si dipana tutta la storia, azzerando tutto quello che è stato detto, andando a riprendere soltanto quello che ha un contenuto probatorio assolutamente certo. In questa maniera, sono convinto che sia possibile ricostruire in maniera semplice, lineare, discorsiva anche un romanzo criminale, una storia di violenza, che dunque può essere spiegata». Un ritorno alle prime istantanee del caso, dunque. Anche in questo caso, le ricostruzioni sono discordanti, e non è chiarissimo nemmeno il percorso che Salvatore e Melania avrebbero fatto per raggiungere Ripe di Civitella. 

Conclude Steffenoni: «Un altro elemento interessante riguarda il motivo per cui questo caso, e non tanti altri, ha suscitato l’attenzione mediatica. E’ una domanda che mi pongo sempre, ed è un po’ il faro che mi guida. Credo che la storia di Melania Rea sia interessante paradossalmente per la sua “normalità”: Melania la conosciamo tutti, è la vicina di casa, è la ragazza semplice del Sud, con una famiglia che l’adora, che fa la casalinga, la mamma, segue il suo uomo militare in trasferta a Folignano, telefona alla madre il più spesso possibile; Parolisi è anche lui in un certo senso “normale” nella sua anormalità, è sì un militare, ma un po’ “imboscato”, forse perché più interessato a fare il latin lover che al lavoro in caserma. Ne viene fuori una storia che è un po’ una commedia all’italiana: lui, lei, l’altra, la bella soldatessa che può suscitare tante domande, tante curiosità e che ha sicuramente un ruolo determinante in questa storia, se non altro dal punto di vista psicologico. Domandarsi chi sono i soggetti in gioco ci dà già una risposta all’enigma che poi è sempre il solito: è stato Parolisi o non è stato Parolisi?». Una sentenza dice che è stato lui, ma il nuovo processo, previsto dopo l'estate, annuncia già colpi di scena. 

 

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